Ecco le sette isole favolose: immerse nel piů azzurro dei mari italiani, a poche miglia dalle coste della Sicilia, sembrano fluttuare fra cielo e mare.
Lipari č la piů grande dell'arcipelago e ne č in certo senso il cuore. I due centri principali dell'isola sono Lipari, che le dŕ il nome ed č sede del Comune e del Museo Archeologico Eoliano, e Canneto, al centro di una splendida baia, che fu porto specializzato nell'esportazione della pomice, ed offre davanti a sé o in prossimitŕ spiagge uniche.
L'abitato di Lipari č dominato da un promontorio roccioso, l'antica acropoli, coronato ancora oggi da un castello e sede del museo. Ai piedi del promontorio si aprono due archi di costa, "Marina Corta" e "Marina Lunga", splendidamente incastonate nella loro baia, che sono i punti di accesso all'isola per navi ed aliscafi che la collegano alla Sicilia e all'Italia.
Lipari va assumendo aspetti di una moderna cittadina con molti servizi, pur conservando le sue stradine e i suoi angoli suggestivi. Il castello, l'antica acropoli, č il punto piů interessante del luogo: scavi iniziati intorno agli anni cinquanta hanno rivelato una eccezionale sequenza di strati che č testimonianza di un succedersi nell'isola di insediamenti umani e di culture lungo il corso di piů di cinquemila anni.
La visita al museo, dove sono conservati i reperti, consente di compiere un viaggio affascinante a ritroso nel tempo, spoglio di favole e denso di vicende umane, che sono fatte di lavoro, di industrie, di commerci, di contrasti, di guerre, di invasioni e quindi di stirpi e genti che si susseguono o si intrecciano. L'isola piů volte spopolata fu altrettante volte ripopolata: l'ultima volta, spopolata dai Turchi nel 1544 per mano di Ariodeno detto il Barbarossa, che ne trucidň e deportň la popolazione, fu ripopolata da Carlo V che vi fece costruire il castello.
Canneto č una baia, e una baia splendida, una fila di case colorate con in mezzo la chiesa, una spiaggia luminosa bagnata dall'onda lieve di un mare azzurrissimo e incontaminato e un pontile, da dove si staccano imbarcazioni per la pesca di mestiere, o per un safari di pesca notturna o per la caccia al pescespada, o ancora per escursioni lungo le coste dell'isola di una suggestione unica.
Queste dal mare si offrono alla vista come paesaggi indimenticabili: ora con pendici bianche e abbaglianti per la polvere di pomice, che danno a riva le famose "Spiagge Bianche", ora con promontori rocciosi rivestiti di macchia mediterranea, ora con strapiombi di potenti rocce nude,espressione di una forza primordiale, eruttate dagli antichi vulcani, e poi i faraglioni, come giganti che si ergono dal mare nudi e possenti quasi a guardia della terra, e la trasparenza delle acque con i fondali che ammaliano per la loro ricchezza e composizione di flora di fauna e di rocce.
L'isola č sovrastata da tre alture fra i 500 e i 600 metri di altezza, dalla cui sommitŕ si gode un panorama di insenature, di scogli, di isole e di mare spiegato davanti agli occhi come un mondo di favola.
Una strada scorre intorno all'isola, ora in basso costeggiando il mare, ora a mezza costa, mentre stradine minori e tratturi s'inerpicano a tornanti verso le cime o scendono verso le vallate.
La strada non offre solo suggestioni paesaggistiche, ma permette di compiere un itinerario scientifico e culturale: essa conduce infatti ai depositi di pomice e di ossidiana ( la lava vetrificata che fu materia prima dell'industria eoliana fiorente nel Neolitico ) presso le bocche che le eruttarono stesse vulcaniche ( Porticello, Forgia Vecchia, Rocche Rosse etc. ) e in luoghi dove ancora sono attive manifestazioni pacifiche dell'attivitŕ vulcanica: fumarole, solfatare, terme calde ( a Bagno Secco, a Bagnicello, alle Fontanelle, a S. Calogero, al Pignataro ).
A lato delle terme di S.Calogero si apre una grotta, la "Stufa", di costruzione romana; presso questa di recente č venuta alla luce una costruzione a cupola, un Tholos, un monumento cioč di tipo miceneo che indica insieme a tanti altri reperti quanto stretti siano stati i rapporti col mondo greco. Certamente gli Eoli abitarono l'isola e lasciarono il loro nome all'arcipelago.
L'itinerario consente quindi anche l'incontro di resti e reperti di grande valore archeologico che sono emersi in vari siti dell'isola, a cominciare da questi appena indicati presso le terme di S. Calogero: a Caolino, per esempio, č stato ritrovato un "giacimento" preistorico soprattutto di vasellame lavorato appunto col caolino estratto nella zona. Ma il piů importante concentramento di ritrovamenti e di reperti appartiene alla zona intorno al "Castello" di Lipari. Tutti i reperti mobili dell'isola sono stati ordinati e sono custoditi nel Museo archeologico che, insieme con quello di Siracusa, č il piů importante della Sicilia.
Come giŕ detto, attraversando le sue sale lo studioso o comunque il turista attento e interessato trova la possibilitŕ di ricostruire piů di cinque millenni della storia e della civiltŕ dei popoli che svilupparono le loro culture sulle rive del Mediterraneo: un'immersione nelle profonditŕ del tempo di grande suggestione.
Dalla visita dell'isola il turista rimane per sempre profondamente segnato, tanto se ha subito il fascino dei suoi aspetti culturali, concentrati particolarmente nella cittŕ di Lipari e nel suo Castello, quanto se si č aperto e abbandonato alla gioia del mare della baia di Canneto azzurro e purissimo, le cui gocce scivolano sulla pelle come cosa preziosa, e sempre per le prospettive incredibili e i paesaggi intensi e i colori e i profumi che ad ogni angolo, ad ogni svolta o del cammino o di una escursione sorprendono l'anima.




